Freitag, 4 Juli 2014

Once Upon a Time in Trieste- Le reminiscenze dal Trieste

livon

Molto tempo fa siamo stati a Trieste d’ estate. Siamo partiti dalla stazione Nowy Sącz. Abbiamo comprato i biglietti per Venezia. Ma non ci siamo arrivati mai perché ci siamo fermati  a Trieste. Venezia è prosaica nella sua perfezione. Invece Trieste  è ispirante , sospeso nello spazio interculturale. Durante il viaggio per Trieste siamo passati da Budapest, Zagabria, Lubiana. Ovunque ci fermevamo  per una notte. Vero persorso ferroviario CK. Finalmente siamo arrivati a Trieste. Non pensavamo però che ci staremo per qualche giorno. Non ci ha fermato niente di particolare. In poche parole, non volevamo lasciare troppo presto questa città. Chi ha visto L’angelo sterminatore di Luis Bunuel – capirà. Nel nostro caso non era però la coercizione ma  un irresistibile desiderio di rimanere a Trieste …

Era una mattina calda. Una piazza al porto sul golfo. Abbiamo raggiunto il patio di un ristorante di buon gusto. Gli italiani erano seduti ai tavoli, soprattutto i pensionati. Alcuni giocavano agli scacchi , altri bevevano bevande fredde, soprattutto il vino bianco. Non volevamo distingersi dagli altri, anche se le valigie ci tradivano che eravamo i nuovi arrivati​​; curiosi turisti onnipresenti che superficialmente si muovono atraverso Trieste. Ci messa in imbarazzo questa idea. Abbiamo ordinato il vino bianco. La cameriera ci ha portato dopo un momento, bicchieri smerigliati pieni di liquido verde-giallo. Ha messo gli bicchieri sul tavolo. Mio cognato ha chiesto alla cameriera di quale tipo è questo vino. Lei ha risposto che … bianco. Il fratello ha insistito sul nome del ceppo. La cameriera non lo sapeva. Era giovane ed età la giustificava. Magari  non riuscisse a ricordare i nomi di tutti i suoi amanti, figuriamoci i nomi dei ceppi. Dall’ultimo tavolo qualcuno ha alzato la voce dicendo: pinot grigio. Il cognato  non so perché, ha chiesto alla cameriera il nome del produttore. Lei non lo conosceva. Dunque a chiesto del menu dei vini e di portare via quelli bicchieri di vino. Questo comportamento non era piaciuto a nessuno. Era la meschinità; potevamo bere ciò che è stato portato e poi ordinare un altro tipo di vino. Seduti ai tavoli gli abitanti ci guardavano con una certa riluttanza, come ai  turisti fanatici e viziati. La cameriera ha portato la lista dei vini. Il cognato l’ha sfogliata ed ha ordinato … pinot grigio. Con la voce alzata ha detto il nome del ceppo e il produttore, in modo che tutti potessero sentirlo. L’ha fatto intenzionalmente. Non sapevamo allora che significa il nome Livon. Oggi sappiamo che è un noto produttore locale. La cameriera ha portato la bottiglia e grandi bicchieri, diversi di quelli che avevano altri sui tavoli. Abbiamo bevuto.Un gusto  profondo e  rinfrescante. Abbiamo perdonato a cognato.  I vicini hanno cominciato a guardarci con curiosità e anche ammirazione. Livon è una marca molto rispettata in Trieste.

            Il nostro piano per il pomeriggio era visitare enoteche e familiarizzarsi con una base più ampia di vini locali del Friuli in particolare di Venezia – Giuglia. Passegiare in ogni città del sud con il caldo quasi di quaranta gradi, è il frutto di masochista. Il cognato ha  ordinato così perché era il capo della nostra spedizione. Abbiamo visitato due enoteche. In  prima abbiamo assaggiato alcuni dei pinot grigio e friuliano. Tuttavia, abbiamo acquistato una bottiglia di ceppo endemico chiamato Vitesca. Il venditore ha sostenuto che è la deformazione prodotta da un solo produttore in Friuli, una rarità assoluta, un unicorno. Abbiamo provato il vino ed è stato fantastico. Non siamo mai stati dopo  in grado di trovare questo produttore in Friuli, anche se stavamo cercando.

Oggi, ci chiediamo se è successo davvero. Forse qualcosa abbiamo confuso dopo gli anni, e questo ceppo si chiama in modo diverso, e non avevamo capito il venditore. Tuttavia, siamo stati convinti che avevamo bevuto il miglior vino bianco friulano dal ceppo vitesca.

Nel secondo negozio di vini, ci siamo fermati per più lungo . La visita si è trasformata in una festa modesta con il proprietario di (come si è scoperto) questo e del negozio precedente pure. Gli abbiamo mostrato la nostra botiglia di vitesca comprata . Ha chiesto dove è stata acquistata. Il cognato ha scherzato che  alla stazione. Proprietario chiaramente sconvolto ha chiesto a quale stazione. Gli abbiamo dato un vero e proprio luogo di acquisto e lui ha respirato con il soglievo che in realtà la botiglia veniva dal suo negozio. Ha detto che per questo particolare vino ,lui ha assoluta esclusività per la sua vendita. La bottiglia di vitesca è diventata sempre più importante per noi, una bella memoria di Trieste. Abbiamo fatto una chiacchierata interessante con il proprietario, come si è scoperto il magnate di vendita al dettaglio vini a Trieste.Ci ha offerto un gran magnificenza diversa da Friuliaveva un grande magazzino . Abbiamo bevuto principalmente dei vini bianchi. Abbiamo imparato che durante la stagione calda un italiano statistico, e certamente un residente di Trieste beve almeno un litro di vino bianco al giorno e tre litri di acqua. Così qui si combatte il caldo. Delle statistiche di cirrosi non ha detto nulla,  la convenzione dell’incontro escludeva le domande di questo tipo.

Si avvicinava la sera. Volevamo trovare un ristorante con il cibo eccellente. I frutti di mare e altri piatti regionali, abbiamo voluto godere questi gusti. Il cognato  ha dichiarato che questo avrebbe dovuto essere il posto gastronomico miglior in Trieste e non necessariamente indicato dalle guide. Ma come trovare un posto così? Non avevamo idea di come farlo. Il cognato aveva un piano. Ha preso la questione metodicamente, utilizzando le tecniche statistiche. Ha scelto il modulo di campionamento: ha chiesto a quattro tassisti, tre camerieri, il proprietario del negozio di vini, due residenti casuali di Trieste. Per ottenere i dati ha usato un questionario stradale. Le indicazioni erano varie ma 5 persone hanno puntato verso un piccolo ristorante alla periferia della città. Purtroppo, non mi ricordo il suo nome.Siamo andati a questo posto a piedi per fare una visita della città. Abbiamo camminato circa due chilometri ma siamo arrivati molto stanchi, città calda può stancare. Infine, siamo arrivati. E ’stata una piccola trattoria con cinque tavoli con la tela cerata. Un lungo bancone. Era normale, ma prosaico. Non ci sentivamo come in un luogo dove possono cucinate il miglior cibo in città. Forse abbiamo un’ idea troppo lineare dei locali buoni. Siamo rimasti completamente sorpresi. Abbiamo guardato con rimprovero  al cognato, ma lui era impassibile. Doveva essere il posto migliore in città! Forse intervistati dagli italiani dal cognato ci hanno fatto un scerzo dopo che avevamo  disprezzatato semplice pinot grigio? Diversi pensieri stupidi ci venivano in mente. Dietro il bar è apparso basso, anziano, sovrappeso, calvo italiano in bianca canottiera. Da qualche causa  non lo associavo con la cucina perfetta. In più sono arrivati dieci conducenti di scooter che avevano parcheggiato sul marciapiede. Sono entrati e hanno ordinato dei grandi bicchieri di vino. Naturalmente, pinot grigio. Anno fatto il rumore , hanno bevuto e si sono allontanati. Siamo rimasti a bocca aperta. L’uomo ci ha chiesto in italiano che cosa desideravamo. Il cognato conosce l’italiano ma era andato in bagno. Qualcuno ha detto qualcosa in inglese. Ci siamo chiesti se non sarebbe stato meglio lasciare immediatamente questo strano posto e fare una scena al cognato. Tutto dopo succedeva in fretta. L’uomo dietro il banco ha tirato fuori dal frigorifero una bottiglia di vino e ha versato a  tutti noi  i bicchieri pieni. E ’stato un pinot grigio. Il freddo pinot grigio! Ha detto questo: enjoy pinot grigio please. Non avevamo bevuto niente da un’ora, e ci offrivano un vino fresco.Abbiamo ceduto. Il cognato questa volta non ci ha disturbato. Così è iniziata la nostra avventura in questo posto. Un buon barista o cameriere si caratterizza dal fatto che  sa cosa dire, cosa fare all’inizio e come convincere il cliente nonostante le avversità di natura diversa. Siamo seduti a un lungo tavolo. Giorgio non era solo un barista, un cameriere, ma anche il proprietario di questa struttura. Ha chiesto che cosa volevamo ordinare. Noi, però, abbiamo cominciato a gestire i vari concetti, i nomi si confondevano si era anche creato qualche argomento poco valido. La traduzione del menu e le domande su vari piatti  è a volte fastidioso. Lentamente una selezione di piatti diventava sempre più insopportabile … Giorgio ha fermato il discorso  e ci ha offerto una proposta eccellente, vuoleva da solo decidere e ci preparare qualcosa di speciale. Ha garantito che avrebbe piaciuto a tutti, altrimenti non saremmo stati obbligati a pagare. Abbiamo concordato. Abbiamo ordinato un’altra bottiglia di vino. Naturalmente Giorgio ha portato pinot grigio. Abbiamo bevuto meraviglioso pinot grigio fresco ed abbiamo  confessato a Giorgio qual è la causa  della nostra venuta. Lui non era affatto sorpreso. L’ha considerato normale e ha cominciato a scambiare varie persone conosciute che avevano fatto visita nel suo risotrante. Ha proninciato il nome di un noto attore polacco. Ha indicato  il muro dove  c’era una foto di Jerzy Stuhr, Jerzy Kawalerowicz e un paio di attori polacchi. Qualcuno sorpreso ha detto una parolaccia in polacco. Giorgio ha risposto con una buona pronuncia polacca che questi attori, sempre sono i suoi ospiti quando vengono a Trieste. Abbiamo comminciato parlare in polacco. Dopo un attimo una donna è uscita dalla cucina e ci ha salutato in polacco. Si è scoperto che era moglie di Giorgio ed era polacca. Lui combina  le funzioni del cameriere e  del cuoco, mentre lei esegue altre funzioni. Mi sono sentita bene e accogliente. Abbiamo bevuto una bottiglia del Friuliano, era buono come grigio. Aspettavamo per un piatto preparato da Giorgio. Dopo un lungo momento ha portato l’intero piatto di calamari fritti in olio profondo. Erano croccanti, ottimi. I migliori calamari che avevamo mai mangiato. Un ottimo antipasto. In un attimo dopo abbiamo avuto sul tavolo una padella enorme piena di frutti di mare. E ’stato un intero catalogo di crostacei dal mare Adriatico, il Golfo di Trieste. Abbiamo aperto un paio di bottiglie di vino e le abbiamo bevuto con Giorgio e sua moglie. Si è scoperto che il cognato di Giorgio è da Breslavia, e vuole aprire una copia di questa trattoria in Dzierżoniów. Mi chiedo se ce l’ha fatto? Se è così, probabilmente questo fatto sarebbe stato sentito, se non in intero paese,  certamente in Slesia. Oh, non ci sono tali strutture nella nostra patria. In questi luoghi si può arrivare a conoscere il  senso e soprattutto il gusto della cucina mediterranea e la sua compagna che è sempre composta del vino. Il cognato ha comminciato a riflettere che sarebbe bello aprire simile locale da noi a Beskidy, nella città di Stary Sącz. Ma questo è già il tema di una storia diversa …

Il giorno successivo abbiamo deciso di fare un giro nel Golfo di Trieste con yacht. Abbiamo nuotato,  mangiato e bevuto. Ci abbiamo goduto  il mare Adriatico, assaggiato i suoi frutti di mare. Abbiamo bevuto vino da ceppi diversi. Vitesca purtroppo non abbiamo potuto comprare ovunque. Il proprietario di enotecha aveva il monopolio sulla vendita di vitesca. Abbiamo bevuto pinot bianco, s.blanc, chardonnay. Tutti i vini erano buoni, anche se non tanto  come il pinot grigio e friuliano. Il vento mistral ci afrescava. Abbiamo parlato delle culture di confine e il loro impatti sulla apertura della popolazione, derivante dalla fusione di tradizione. Dopo la gita siamo andati sulla collina sopra la città, dove si trova la fortezza di San Giusto. Si poteva vedere il panorama di Trieste. Italo Svevo, nato a Trieste scrittore, descrisse questo paessagio:

„Si baciarono a lungo ai piedi della città, silenziosa, morta, come il mare, che così sembrava essere solo una grande distesa di misteriosi, colori oscuri: nella quiete e nel silenzio, la città, il mare e le colline sembravano essere una singola entità, una sola materia, formata e colorata da qualche strano artista, diviai, tagliaai in linee indicate da punti gialli, lampioni „.

Descrizione ben cattura l’atmosfera della città. E ‚anche un buon posto per baciare …

A Trieste veniva spesso James Joyce. Pare che qui si rese conto che il tempo ha in alcuni luoghi carattere relativo. Passa in diverso modo. E ‚come di più intenso, concentrato. Questo crea un particolare tipo di vita. Forse è cosi a Dublino, ma certamente anche a Trieste. Qui, sta accadendo in una unità di tempo. Eventi non avvengono a lungo ma attraverso l’asse del tempo. Questa è un’esperienza così intensa combinata con un evento apparentemente insignificante . Entro un giorno, può quindi accadere molto .  Può accadere molto di più rispetto, ad esempio a  città di Londra. Il tempo passa lentamente, senza allo stesso tempo rallentare il corso degli eventi. Gli eventi sono ammassati nel tempo. Tempo ogni tanto si ferma e riconosciamo  pause nella vita nell’intervallo di tempo. Questo ispira. Eravamo in Trieste due giorni …

Il giorno successivo abbiamo dovuto spostare il nostro percorso CK ferroviario a Klagenfurt e poi a Vienna, Praga e Cracovia. Veramente un giro CK  intorno l’Europa centrale! Tutto questo può e deve essere fatto tramite ferrovia.

Quando è tutto questo accaduto? Magari non era la realtà? … Gli eventi passando tempo apprendono una nuova e migliore forma. Vogliamo ricordare il lato buono degli ex eventi. Col tempo, alcuni addirittura producono memorie che si stanno sviluppano piano piano, avvolgono intorno  ogni  evento con una rete, creando una sorta di bozzolo. All’interno si trova un evento e fuori le memorie abbelite. I gruppi di tali eventi  intrecciati hanno una  forma e la costruzione – come barriera corallina. Tale dall’Adriatico, vicino a Trieste.

Tutti questi ricordi erano dovuti ad un semplice fatto. Beh, il cognato recentemente ha ordinato l’intera collezione di vini friulani proprio dal produttore  il cui vino avevamo bevuto l’altro giorno a Trieste – Livon.

Parlando di nostri ricordi di Trieste abbiamo bevuto diverse bottiglie di vino da Livon. Le nostre impressioni abbiamo descritto e chi ha la pazienza li può leggere qui in seguito.

Braid Grande, Pinot Grigio, 2012.
Bevendo questo vino, abbiamo studiato il ceppo pinot Grigio e Pinot Gris. Naturalmente questo è lo stesso ceppo, ma la prima è un’interpretazione italiana e secondo francese, fondamentalmente alsaziano. Abbiamo deciso che questa concorrenza vince  Italia.

La capitale di questo ceppo è la regione di Friuli. Le condizioni climatiche sono adatte, soprattutto l’interpretazione adeguata. La freschezza, l’acidità, la vivacità, l’energia sono gli argomentazioni pertinenti. In alsaziano domina: la dolcezza, la  pesantezza, il tenore di estratto. Insomma sono i vini adatti per il  dessert. L’approccio italiano è fortemente gastronomico.

Questo vino in particolare è la principale pinot grigio prodotto da Livon. Questo vino è la cru classe usando nomi francesi. L’aroma ricorda chardonnay, ma si tratta di un elegante, morbido, delicato, fruttato e minerale colorazione di erba appena tagliata  e forse anche dell’ortica. E promette qualcosa di assolutamente interessante. In bocca viene piena continuazione di sapore.L’equilibrio, succosità, lungo finale, potente combinazione di: acido, delicatezza e dolcezza, ma anche  la profondità della energia risultante, e non ha nulla a che fare con bevande energetiche.

I frutti di mare, per esempio, un bell’ astice  sarebbe il compagno ideale per questo vino, ma anche polacca trota saute  di montagna  andrebbe bene. Consigliamo a tutti gli scettici che mettono in dubbio l’italiano Pinot Grigio e scuola di vino bianco italiano. E ‚ probabilmente il miglior Pinot Grigio che abbiamo bevuto da anni.
Voto: 3 scoiattoli.

Valbuins, Sauvignon blanc, 2011.
Un altro vino con una maggiore linea di prodotti Livon. S.blanc appartenente alla più pesante, se s.blanc può essere affatto pesante. Profumo intenso. Aromi di pepe verde, un po ‚di pesca. In bocca sentito densità, intensità. Quindi, in generale, in qualche modo ci ha ricordato il  blanc chenin. E ‚un buon vino, anche se non a buon prezzo.
Voto: 2.5 scoiattoli.

Chardonnay, 2012.
Questo vino conferma la classe di Livon. E ‚una buona interpretazione di chardonnay, soprattutto per coloro che è abituato a Chardonnay dal Nuovo Mondo, e anche dalla Borgogna. Minerale, pietroso, rotondo. Ha una affascinante  contraddizione, perché la mineralità di curve, succosità, con dolcezza foderata, a quanto pare non corrispondono. Ma in questo vino si complementano. In più vino è piccante, o come dicono gli anglosassoni: spicy. Questo crea una buona composizione complementaria con il prezzo ragionevole.
Voto: 3 scoiattoli.

Pinot Bianco 2012.
Il ceppo classico che proviene spesso da Friuli. Tutto questo che si dovrebbe aspettare, è in questo vino. Leggerezza, mineralità, freschezza. Il gusto ha riflessi vegetali e magari anche del pepe verde. La brillantezza è un sorprendente aggiunta. L’ italiano pinot bianco, tuttavia, sono accattivanti e bevendoli sembra che siano migliori dei pinot blanc francesi di Alsazia. Ma tali generalizzazioni sono rischiose.

L’Italia di nord è la regione ideale per l’esplorazione eccellenti vini bianchi d’Italia. Questa bottiglia è proprio buon esempio con il prezzo basso. Da tanto tempo non abbiamo bevuto il vino bianco su buon livello, perché non avevamo bevuto i vini bianchi italiani. Questo vino ci ha convinto. E’ giusto tempo di andare a fare shopping per arricchire la cantina di un tale vino. E  comincia l’estate. E ‚difficile stabilire se tali vini sono migliori in estate, o l’estate è migliore quando si beve il vino …
Voto: 3.5 scoiattoli.

Pinot Bianco 2013.
Beviamo annata 2013. Nostro entusiasmo non è sparito, ma in questo  annuario abbiamo trovato qualcos’altro. La delicatezza del sapore. Il gusto di ribes bianco e uva spina. Forse qualche accutezza è rimasta. Strano, ma ci ha colpito rotondità del vino, e anche qualche dolcezza del tutto strano, come pinot bianco. Questo è il vino di rubens. Naturalmente, tutto è in declinazione pinot bianco.
Voto: 3.5 scoiattoli.

Friulano, 2012.
Il ceppo endemico. Si potrebbe anche dire che è il ceppo  trasparente per  questa regione vinicola interessante come Friuli. Delicato ma con un evidente aroma. La freschezza e la carnosità. In bocca troviamo continuazione di sapore. Buona acidità ben integrata con qualche dolcezza in profondità. Vino resistente, ma tutto sommato delicato, equilibrato. Perfetto da bere in un pomeriggio di sole tra i cespugli di lamponi, ma la cena a base di pesce pescate  nelle acque di colori turchesi dal mare Adriatico.
Voto: 3.5 scoiattoli.

Valuteremo anche questo produttore nella nostra classificazione. La sua nominazione è stata riferita da  cognato e sostenuta per acclamazione da tutti. Livon ricevere una valutazione sintetica di 2,5 di criceto. Questo è un forte candidato per trofeo dell’anno 2014.

DUE

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