Friday, 6 October 2017

DUE DESIGN at 100%DESIGN London 2017

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We were at Dubai’s INDEX 2017 in May and at London’s prestigious 100%DESIGN fair in September. In London, we presented the latest collection of dining and coffee tables – “DUE – OLD WOOD FURNITURE”.

We were 100% right to see London as a place of sophisticated forms and realisations following the fair’s clear message – 100%DESIGN – being its name at the same time. We had a plan not only “not to lag behind”, but also to surprise. We made the plan come true as confirmed by many of our guests.

DUE’s booth was visited by nearly 200 guests, in particular by interior designers and other professional designers. The result is really good.

Please find DUE’s booth photo coverage below. We covered 24 m2. It was well enough. We presented 9 finished pieces of furniture and over a dozen prints of advanced visions of our products, in particular tables.

DUE DESIGN’s main exhibit was the WINGS table made entirely of 225- and 400-litre barrel elements. The upholstered SOLEA chair is made of barrel elements as well.

 

We presented printed concepts of other tables made of old wood and wine barrels. The fairly aesthetic prints solicited vivid interest among our guests, many of whom photographed them.

Our MANHATTAN coffee table, which is actually a large triple-top side table made of old wood, was found intriguing. It is an epic table of about 100 kg in weight. Some of our guests felt moved, others – provoked. We made the GEO chair as a counterpoint.

Two coffee tables – TULIP and COFFER, were a perfect duo. Our guests could not decide which one was dominant, but every true duo is balanced after all.

DIE KORKENMASCHINE marked the corner of our booth. It did not go unnoticed by our visitors who immortalised it by taking numerous photos and a few selfies. Indeed, it is a particularly neat piece of furniture which can decorate any wine cellar.

Our exhibition was somewhat a performance, a proclamation of nature and the ecological approach we follow in making our furniture. We dazzled our guests with paintings and photos of trees and flowers. Our furniture is all about wood, yet we do not cut down trees (!). We get wood from… dumps and on the way to an incineration plant. In fact, trees should grow and proudly pose as they do in the paintings and photos below. A certain gifted Kraków painter humanised and empowered trees with affection. After all, every tree, which has not been cut down yet, belongs to US.

The fair was a success. Our furniture received a lot of praise for being unique, aesthetic, marvellous, bold, ecological, sophisticated, etc. Not to say that our prices were considered reasonable and even… predatory. This is all very flattering to us. We are awaiting orders.

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Wednesday, 24 May 2017

Fair in Dubai

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It is a photograph of the DUE booth at the fairs in Dubai. It covers 15 m2. Small is beautiful! The DUE emblem was “wine barrel furniture”. It was clear, although DUE makes furniture of old wood as well.

The walls are covered with graphics of DUE realisations, and a DUE designer’s pastels are on the left side.

The DUE booth was visited by about 150 people, including 100 natural persons, in particular residents of Dubai. About 50 guests were representatives of various companies, most often interior design companies. So the fair statistics were good. DUE’s pre-Dubai target was 100 guests.

DUE premiered its realisations at the main international fairs. As with every premiere, it felt a bit stressful, since collections and design concepts were subject to rating. Who can rate a furniture collection reliably? Certainly, interior designers‘ verdicts may be conclusive. After all, not hairdressers’ and cooks’ verdicts – it is obvious. Nevertheless, contemporary hairdressers and cooks are somewhat designers in their fields.

Interior designers’ verdict was unanimously positive. None of them was against. They stressed the courage and originality of material and form. Realisations’ carpentry technique was faultless which was not left unnoticed. Product uniqueness is an important feature, especially if this originality is constructive. Such features were raised by guests of the DUE exhibition. They did not spare praise.

Let us introduce the realisations presented at the INDEX Fairs 2017.

 

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Tuesday, 29 March 2016

ARCHITETTURA di vinificazione # 1 – Antinori

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Iniziamo un nuovo ciclo, in cui mostriamo gli edifici vigneti. Sceglieremo gli oggetti che riteniamo unici e spettacolari. Ecco, vi presentiamo il primo episodio.

Una bella immagine. L’immagine come quella di Kubrick in “Odissea nello spazio”. Questo progetto di Archea Associati, un noto architetto fiorentino, fatto per Antinori, un gigante toscano del vino. La lumaca integrata in un tramonto impressionante. Poi, c’è qui un colore rosa delicato…

E questa architettura che non determinerebbe il metodo di produzione di vino? Non potrebbe influenzare il gusto del vino? E’ una domanda retorica. Ma sarebbe bene se fosse così, diciamo chiudere questo paesaggio in una bottiglia di Chianti Classico. Sarebbe un vero successo. La modernità immersa nella tradizione. E’ un buon messaggio. Il vino Antinori, non l’abbiamo bevuto da tanto tempo, ma ciò ci spinge di riprovare il vino da questo produttore noto.

Diamo un’occhiata precisa alla lumaca, forse la parte più cruciale ed emblematica della cantina  Antinori. 4 rotoli di scale e l’albero. L’albero che potrebbe, fondamentalmente, essere un pungiglione della lumaca. Un collegamento perverso. Alcuni dei migliori Chianti Classico ci offrono una punta d’acido che inizia un finale lungo. Magari questo pungiglione è un simbolo di giusta acidità nel vino? Le immagini così ci sforzano a fare speculazioni creative.

Una lunga salinata delle scale diventa, anche, un simbolo –  cioè il miglioramento continuo della qualità. Oppure è un’allegoria di scale mistiche verso il cielo? O forse la Torre di Babele. In poche parole: Associati aveva la fantasia.

L’edificio di sera sembra altrettanto impressionante che al tramonto. Il cielo di zaffiro, un fondo adeguato per la chiocciola e l’arco. Vediamo anche i buchi neri che non solo rompono lo spazio-tempo, ma mescolano il giorno con la notte proprio sulle colline toscane. Nient’altro che aprire una bottiglia di vino.

 

Ed ora uno sguardo all’interno della cantina. Le gabbie di degustazione in vetro, sospese sopra il mare delle botti. Spazi pubblici, alienati, ma aperti. Dove degustazioni si svolgono senza segreti. Fortissimo.

Mostriamo ancora un’altra foto degli interni. L’immagine futuristica. Le colonne fenomenali e asimmetriche in tandem sostenendo il soffitto diventano un’allegoria di che cosa? Di un’unità umanistica in un’azione comune. Può darsi…

Vi presenteremo un’altra architettura di vinificazione, ma questo già un’altra volta.

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Wednesday, 23 March 2016

Per la Siena

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Cosa si può fare in Toscana? L’idea migliore è quella di bere vino rosso. Viaggiare da città a città, dal vigneto al vigneto. Godersi le vedute del panorama toscano. Le cupole verdi delle colline e sulle loro cime  fattorie di vini con bei cipressi disposti lungo la strada. Le file di vigne e ulivi e tanta lavanda. La vista in autunno diventa colorata. Tutto con un carattere favoloso, magico.

Solo bevendo il vino versato da un vignaiolo toscano si può toccare realmente la terra toscana, essendo vignaioli il sale di questa terra che la capiscono meglio da più vicini e dipendenti da essa. Non si può conoscere la Toscana senza aver conosciuto i suoi vignaioli.

Siamo partiti da San Gimignano dopo le nove. Andavamo all’est, al sud-est. La rugiada scesa, il colore blu di cielo, il colore verde maturo delle erbe. Ora andiamo a Siena. La  città dei Ghibellini, tanti anni fa a sostegno dell’Impero. In tempo di Dante la Repubblica di Siena fece feroci guerre con quella fiorentina, con Guelfi, sostenitori del papato. Siena e Firenze. A distanza di soli 80 km troviamo due città tanto diverse, ma con qualcosa che le colleghi …

Firenze è internazionale, ricca, sontuosa, estroversa. Siena, come se fosse da un altro mondo. È introversa ed enigmatica. E’ una città veramente medievale. Città – Stati hanno fortemente combattuto. Le lotte di  Guelfi e Ghibellini erano continue.

Il Medioevo era così. La lotta non era basata esclusivamente sull’uso unico della spada, ma anche su una battaglia di parole, di leggende, di miti, su un combattimento anche nella poesia. Una guerra totale.

La lotta che si svolgeva anche nel settore del vino? Si può parlare di vini di discendenza senese e fiorentina? Abbiamo Colli Fiorentini e Rufina. Questi sono vini da parte di Firenze. Colli Senesi sono Chianti di Siena. Ma come dividere il gran Chianti Classico? Abbiamo a che fare con il CC fiorentino e senese? La leggenda racconta che le città condividevano le sfere di influenza vinicola; la storia di un gallo nero, di cavalieri viaggianti da Siena a Firenze. Pare che si  fossero incontrati  a Fonterutoli, vicino a Siena. Se era così, la maggior parte della regione del CC appartiene a Firenze. Ma è solo una leggenda. Lo stesso, noi abbiamo fatto la nostra  divisione del Chianti Classico.

Assumiamo che ci siano due stili. Dividiamo il CC in due sfere di influenza. A Firenze assegniamo le parti seguenti: 1) San Casciano in Val di Pesa, 2) Greve in Chianti, 3) Tavarnelle in Val di Pesa, 4) Barberino Val d’Elsa. A Siena 4 regioni: 1) Castellina in Chianti, 2) Gaiole in Chianti, 3) Radda in Chianti, 4) Castelnuovo Berardegna. Partiamo dal presupposto che ci sia una distribuzione equa, anche se l’assegnazione di Radda è contestata. Beh, noi preferiamo Siena, anche perché ci è vicina. Quali sono i risultati di questa divisione? Se fosse simile alla nostra, la scelta sarebbe difficile ma noi avremmo scelto i produttori del vino di Siena. Sceglieremmo vini tra: Felsina, Rentennano, Fonterutoli, Brancaia, Castello di Ama. Se il vino da Radda assegnare a Siena, sarebbero aggiunti i produttori come Volpaia, Rampolla, Fontodi. A Firenze rimarrebbe la grande Querciabella, ma anche Scalette, Quercetto, La Massa e Antinori. Con questa divisione scegliamo la zona di Siena. Se aggiungere ancora  Isole e Olena (anche se Barberino) alla zona CC di Siena,  non ci sarebbe più nessun dubbio.

Non facciamo finta di saper distinguere le differenze tra il CC di Castellina con quello di Greve. Non lo sappiamo fare. Beh, forse il Cognato sì, ma noi purtroppo non siamo in grado di farlo. A quanto pare, le differenze esistono oggettivamente. Si possono sentire le differenze tra vini di Querciabella e, per esempio, Felsina, ma esiste una caratteristica in comune dei vini della Valle Ruffoli vicino a Greve? Certo che dovrebbe esisterci, ma vorremmo esperimentare personalmente come qualcuno in una prova in bianco indica per esempio  3 vini da Ruffoli da altri 10 del CC. Beh, forse un frutto profondo del CC da Poggio Scalette può essere riconosciuto immediatamente.

Così seduti sulla piazza straordinaria a Siena ci ponevamo domande difficili. Quelle sul vino, sulla storia di Siena, ma anche sul modo di come corre il tempo specificamente in questo posto. Ma non abbiamo potuto capire il motivo per cui la piazza principale di Siena è pendente. E’ probabilmente l’unico luogo nel mondo, dove in centro della città esiste una pendenza. Contemplando la piazza del Campo si sente sicuramente una sensazione eccitante.

Abbiamo scelto,  come un punto di osservazione, una trattoria nella parte superiore del Campo. Abbiamo ordinato un bicchiere di vino. Era un Chianti Classico dal San Giusto Rentennano del 2008. E’ un vino sofisticato ed elegante, si adatta perfettamente al panorama di mattoni rossi delle case. Sì, il mattone rosso e il vino rosso di colore mattone, perché dopo 6 anni il Chianti è vestito così.

Contemplando la Piazza del Campo a Siena di un colpo abbiamo sentito la lingua polacca che andava abbastanza bene nella sceneggiatura. Due donne intriganti passavano con energia e apertamente parlavano delle loro impressioni della recente visita in Fattoria di Felsina e San Giusto Rentennano. Noi abbiamo avuto nei bicchieri il CC da Rentennano e loro si ponevano domande sulla superiorità del Chianti Classico da Rentennano, oppure da Felsina. Sì,  tali questioni funzionavano sulla Piazza del Campo, giacchè il problema è enorme. Non è fantastico? Le donne della nostra Patria eternamente lacerata a discutere tali temi? Non abbiamo nemmeno provato a fermarle, dopo un po’ sono scomparse dietro l’angolo di una delle strade che portano alla Piazza del Campo. Forse sono andate a mangiare, o magari vedere il Duomo rinascimentale.  Gli incontri così sono per caso … ma, può darsi, un caso determinato. O forse le abbiamo viste e sentite  soltanto nelle nostre menti? Il tempo che non passa linearmente l’accadere a intervalli possono fare scherzi irresistibili. Così, ci succedono le turbolenze nello spazio-tempo e altri disturbi della percezione. Il Chianti Classico è anche un vino corpulento …

Perché amiamo Siena? Perché solo qui le stradine sono così strette e tortuose e i balconi ospitano esposizioni di biancheria stesa. Qui si ascolta il richiamo delle madri annuncianti che  gli spaghetti sono già sul tavolo. Gli uomini che ricordano la guerra, fumano pigramente sorseggiando il Chianti direttamente da grandi bicchieri. Gatti godono la vita meravigliosa da vagabondi. Proprio qui soleva passeggiare Zbigniew Herbert, ammirando l’architettura, la pittura e il clima di Siena. Ha scritto qui un saggio eccellente „Siena”, dove aveva descritto la degustazione del vino, cioè del Chianti Classico. In una trattoria, in cui mangiando la pizza ha sentito il proprietario dire ch’egli “faceva il miglior Chianti di Siena” e che il suo vino veniva prodotto in sua famiglia da 400 anni. Le dichiarazioni simili posseggono una bellezza, sono tanto immodeste quanto divertenti. Sì, questa dichiarazione rende il suo Chianti migliore di Siena, poi bevuto esattamente alle 16:32, ma solo in quel momento fugace. Alle 16:33 può smettere di essere il migliore, visto che in un’altra trattoria a Siena, un altro proprietario va a dichiarare che il suo Chianti è semplicemente il migliore ed anch’egli avrà ragione.

La  regola indiscussa e generale è che se il produttore offrendo all’ospite un bicchiere di Chianti allo stesso tempo proclama il suo vino “miglior Chianti di Siena“, questo Chianti diventa migliore – in quell’intervallo di tempo – da qualche parte tra il riempimento del bicchiere e l’essere inghiottito dall’ospite. Ci vogliono circa 50 secondi. Non è molto, ma in quel momento  è ”miglior Chianti di Siena”. Ricordiamoci questo. Non ci sorprendiamo di nulla e di certo non consideriamo narcisistici le dichiarazioni così.

Herbert ha descritto in un modo  interessante la degustazione del “migliore Chianti di Siena”, dopo essere servito dal proprietario:…. Ora mi guarda da dietro del bancone, a quello che vorrei fare con questo vino prezioso. Bisogna inclinare il bicchiere per vedere come il fluido scorre sopra il vetro e se non lascia le macchie. Poi alzare agli occhi e, come dice un buongustaio francese, disperdere gli occhi in rubini vividi per contemplarli come il mare cinese pieno di coralli ed alghe. Il terzo gesto – avvicinare il bordo del bicchiere alle labbra  e respirare il profumo di mammola – di un bouquet di violette annunciante ai narici che il Chianti è buono. Tirarlo al fondo dei polmoni in modo che rimanga dentro il profumo di uva matura e della terra. Infine – ma evitando la fretta barbarica – prendere un piccolo sorso nella bocca e con la lingua strofinare il gusto scuro e camoscio al palato. Sorrido in direzione del  patrono con apprezzamento. Sopra la sua testa si illumina la lampada grande dell’orgoglio gioioso. La vita è bella e le persone sono buone …

Seduti su una splendida piazza centrale senese abbiamo letto il saggio di Herbert. Ecco il posto migliore per la lettura di questo testo. Bisogna leggerlo ogni volta quando si viene a Siena. Abbiamo comprato un altro bicchiere di Chianti, questa volta da Brancaia, del 2008. Il bicchiere ci ha quasi agitato. Il vino era meravigliosamente armonizzato, aromatico, intenso, con un finale di cioccolato. Le violette purtroppo non le abbiamo sentite. Cosa bisogna fare dopo aver bevuto un bicchiere di vino? Sì, si dovrebbe mangiare gli spaghetti. Herbert ha notato giustamente che bisogna mangiare gli spaghetti all’inizio del pasto e bere vino dai bicchieri e non dai vetri. E’ un’osservazione interessante. Ciò che conta è nascosto nel contenuto, non nella forma.

Passeggiando per le strade di Siena eravamo in ricerca del bucato che si asciugava , ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo invece trovato l’albergo, dove aveva vissuto Herbert e la lapide. E’ stata una bella sensazione. Forse anche l’orgoglio nazionale, ma in una dinamica pianissimo.

La lapide si trova sulla facciata del piccolo albergo dove abitava Herbert nel 1959. Sulla lapide vediamo l’inizio del suo saggio magnifico „Siena”:

…Dalle finestre della mia stanza nell’albergo “Tre Donzelle” la vista di Siena si limita al annessi scuri, un gatto sul davanzale e la galleria di biancheria appena stesa. Vado in città la mattina presto per vedere se Suarez aveva ragione quando aveva scritto che nel mattino a Siena si sentiva l’odore di bosso. Purtroppo, si sente l’odore di escrementi delle macchine. È un vero peccato che non esista nessun mantenimento degli odori. Come sarebbe grande il piacere a Siena, la città italiana più medievale, passeggiando nella nuvola del Trecento…

Nel 2008 si era pomposamente celebrato il 10 anniversario della morte del poeta. Tutta la Siena è stata intonacata dai poster. Il motto della festa è stata la dichiarazione di Herbert, “Qui sono stato felice.” Ci sembra che si può essere felice in quel posto. Contemplare l’atmosfera della città, bere il Chianti Classico, mangiare gli spaghetti e poi anche bistecche. Con una bistecca si può permetter un altro bicchiere, ma questa volta un Brunello. Montalcino è qui vicino e anche così questa città può essere classificata come appartenente alle aree vinicole di Siena e alla zona della sua influenza. Dopo una mangiata del genere si può leggere il saggio „Siena” sorseggiando vin santo non troppo dolce, accompagnato da una tazza di caffè. Vin Santo da Isole e Olena

A Siena si scopre che la realtà può avere molte facce che possono essere conosciute, ma dove si può anche perdere. Si può anche scoprire la realtà senese e tutto sommato una visione, un po’ sognante, ma affascinante che non viene scoperta fino al fondo. Il Chianti classico bevuto in un eccesso moderato, aiuta a capire qualcosa, ma la mattina di nuovo c’è un problema con l’interpretazione. Bisogna bere il Chianti classico!

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Tuesday, 12 January 2016

Fässer Wein

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Dieser zauberhaften Kneipe verleihen hauptsächlich ungewöhnliche Tischchen ein Klima.

Sie sind aus alter Fässer gemacht.

Gelungene Verbindung von Idyll mit einem winzigen Anflug von Eleganz.

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Monday, 14 December 2015

Der Wein ist ein Festmahl fürs Auge

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Der Wein ist ein Festmahl fürs Auge

Selbst das Schauen löst eine angenehme Erwartungsschauer aus.

Begonnen mit Form der Flasche, des Krugs oder des Kelchs, in dem sich der Wein befindet

bis zur Farbe des Getränks – Ankündigung einer Ungewöhnlichkeit…

Harvey Dunn (1884 – 1952), „Viking Feast“

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Wednesday, 2 September 2015

Wandschirm

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Wenn wir vor dem Wandschirm stehen, starren wir eine längere Weile den Kreis im zentralen Teil an. Nach einer Weile beginnen uns vor den Augen die Hausfassaden zu drehen. Noch eine Weile und dann haben wir Schwindelgefühle.

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Wednesday, 3 December 2014

Ungewöhnliche Verbindung von neuen und alten Elementen

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Ungewöhnliche Verbindung von neuen und alten Elementen in einem Industrieraum.

Bunte Beilagen belebten den Innenraum.

Ein Grafitsofa passt ideal zu solchem, geräumigen Zimmer.

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Wednesday, 26 November 2014

La vale di Ruffoli

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Osservare  la Vale Ruffoli dalla terazza panoramica Poggio Scalette  è una sensazione straordinaria. Sono le 10:16, in pieno sole, la fine di giugno. Più di 500 metri sopra il livello del mare, ci troviamo sulla terrazza con Juri Fiore e contempliamo il panorama della valle. La centinaia, forse migliaia di file di vivaci cespugli verdi sangiovesi, nella parte inferiore si trova la  hacienda Qurciabella, la strada rocciosa e  qua e là dei cipressi. Per tutti gli amanti del vino è una vista meravigliosa. Questo è il cuore della Toscana. Ma come il centro di questa regione possono  essere anche considerati: Radda in Chiantii, Panzano, Gaiole in Chianti e Montalcino. Toscana di molti cuori, e nelle sue vene scorre il sangiovese. Con figlio di Vittorio (che è conosciuto in questa regione) – Juri Fiore parliamo di Toscana, dei suoi vini, delle variazioni di vinificazione toscana, della raccolta  da altri regioni e di un modo moderno di vinificazione.

            Juri è molto abile, un giovane vignaiolo. Tuttavia, ci ha sorpreso con le sue due risposte, che hanno dimostrato che non ha nessun complesso. Come lui saranno presto a scrivere una storia su vinificazione toscana. La nostra conversazione riguardava le questioni generali, quindi abbiamo domandato in modo generale: quale è, secondo lui la regione vinicola più eminente del mondo? Questa domanda è un po’ banale, ma spesso, tuttavia, appare nelle conversazioni non ufficiali anche dagli esperti di vino. Nelle riviste professionali su vino non ci sono le domande di questo tipo, perché dimostrano che un intervistatore dimostri una mancanza di professionalità. Ma tutto sommato è una buona domanda, crudelmente onesta, è anche difficile. L’abbiamo chiesto quindi a Juri Fiore. Lui ha risposto senza alcuna esitazione: Borgogna. Tutto in tutto, non dovrebbe sorprenderci, ma siamo rimasti stupiti perché i viticoltori  quasi sempre indicano la regione da cui provengono, anche se si tratta di un vino di un posto molto sconosciuto. Lo dicono onestamente, con la convinzione narcisistica. Il narcisismo, è un svantaggio comune di viticoltori, non lodano mai il vino di un vicino, per non parlare di un’altra regione, non lo identificano mai come migliore del suo. Juri ha studiato l’Enologia a Beaune, ed ha conosciuto bene la regione. Ha aggiunto che il suo famoso padre indica Bordeaux come una regione di leader del mondo, anche a nostro parere  la riposta sia corretta. Paradossalmente, nessuna indicazione di Toscana da Juri ha testimoniato  la sua mancanza di complessi, ma anche l’obiettività, infatti  la Toscana non ha ancora raggiunto l’apice del successo ed c’è ancora qualcosa da fare, anche se alla perfezione, non è lontana. Forse a causa dei vignaioli come Juri e suo padre si riuscirà presto a raggiungere tale perfezione. Juri ha anche dato una risposta sorprendente ad un’altra domanda, che si riferisce a ciò che lo preoccupa più nella produzione di vino. Juri ha risposto brevemente che … i cervi ed i cinghiali. Siamo rimasti stupiti, ma poi siamo scesi alla vigna e tutto è diventato chiaro. Juri ci ha mostrato l’alto recinto di filo grosso ed ha aggiunto che i cinghial ed i cervi saltano il recinto per mangiare il grappolo. Anche loro sono  buongustai di sangiovese. L’orso Lituano non mangia carne vecchio …

            Abbiamo assaggiato i vini prodotti da Juri e suo padre. Questa è una buona sorta dei vini, in un approccio modernista, si sente anche una certa influenza di Borgogna e Bordeaux. Il vino bevuto abbiamo accolto bene; dopo tutto il giorno precedente pesante e  sovraccarico da degustazioni. Siamo tornati con la strada sterrata a Greve in Chianti. Abbiamo rifflettato su come appare valle Ruffoli in autunno, probabilmente si sente l’odore e il gusto del raccolto, il ronzio di mietitrici nei vigneti, ed alla fine del giorno, Juri serve Chianti classico ai suoi mietitori. Magari ci veniamo  qui un giorno per vivere il tempo intenso della raccolta.

            Madre di Juri doveva davvero adorare il dottor Zivago …

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Friday, 21 November 2014

Primavera

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Die feinsten Geschmacknuancen,

Reichtum von vier Jahreszeiten

Farbenspiel im Walddickicht,

Rast, wie nach Dämmerung…

Alles findest du in einem Weinschluck.

Francisco Barrera (1595 – 1658), „Primavera“ (1638)

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